domenica 29 marzo 2009

ITALICS Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008 27 settembre 2008 - 22 marzo 2009


A Palazzo Grassi in collaborazione con il Museum of Contemporary Art di Chicago si è tenuta la mostra ITALICS Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008 a cura di Francesco Bonami. Oltre 250 opere di 107 artisti, tra le quali dipinti, sculture, installazioni, disegni e fotografie spaziando dall’arte povera alla transavanguardia; passando per nomi quali Mario Merz, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone e Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente. La mostra poi verrà allestita presso il Museum of Contemporary Art di Chicago, luogo per cui inizialmente era stata pensata la rassegna, una collezione per far conoscere al pubblico americano una parte dell’arte italiana negli anni controversi dalla fine del boom economico ad oggi. Secondo il curatore Italics rappresenta «un’inchiesta su più di cento artisti che rappresentano una sorta di grande civiltà contemporanea scomparsa e all’improvviso tornata in superficie.». Bonami ha voluto offrire al pubblico un’esposizione che fornisse un quadro insolito dell’arte italiana da sempre tesa fra consuetudine e rivoluzione. La mostra, ancor prima dell’inaugurazione, ha dato luogo ad accese polemiche nel mondo dell’arte. Alcuni critici si sono scagliati su Bonami, come Achille Bonito Oliva che ha detto: «Il vero critico non deve mai servire il potere, deve essere sempre un elemento di disturbo; oggi il critico e il curatore di successo, invece, sono solo servi del potere e sparecchiano come camerieri. Sono, appunto, filippini della critica. Un nome? Francesco Bonami detto ormai Frankie Bonanima visti i cadaveri, da Annigoni a Guttuso, che ha recuperato per la mostra Italics. La lista di quelle opere può essere definita in un solo modo: indecente.». Commento non molto gradevole quello del critico, che si aggiunge ad altri non meno impietosi che lamentano la mancanza dei grandi maestri come Mimmo Paladino; per contro qualcuno ha criticato la presenza di artisti per ora considerati minori. A ciò si aggiunga lo scandalo dato da Jannis Kounellis, esponente dell’arte povera, che ha ritirato all’ultimo momento la sua opera Scarpette d’oro, preoccupato che la commistione tra artisti di levatura mondiale ed emergenti, nonché tra arte povera e transavanguardia potesse danneggiarlo, è quindi passato alle vie di fatto tramite una diffida legale, cosa curiosa visto che l’opera appartiene a un privato che si era detto favorevole a prestarla al museo per l’esposizione. Nella sala dedicata all’autoritratto ha creato polemiche l’opera di Francesco Clemente, artista molto amato da Bonami, che dà il logo della mostra: il disegno di un giovane in eskimo col pugno chiuso. Insomma le critiche non si sono sprecate, in un paese come il nostro dove rappresentano il pane quotidiano, probabilmente però ci si sarebbe dovuti preoccupare del fatto che una mostra del genere sia stata ospitata presso una fondazione privata appartenente al collezionista François Pinault e non in un museo, perché per quanto discutibili possano esser state le scelte operate da Bonami, è stata comunque una prova significativa per l’arte italiana.
Eris per sInapsJ comunicazione

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