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L'artista argentina Silvia Zotta, nata a Buenos Aires e trasferitasi in Italia nel 1993, ora risiede a Milano. Le sue opere sono sculture policrome in maiolica, che ora arredano pareti e pavimenti, ora sono vasi o ancora sono sculture da appendere al muro. Alcune di queste sue opere riunite nella mostra Dolci per i miei denti, curata da Stefania Portinari, sono visibili presso Casa Cogollo (corso Palladio 165) fino al 19 luglio ad ingresso gratuito. L'esposizione è organizzata dal Comune di Vicenza e dall'Assessorato alla Cultura. L'artista nel 2005 ha vinto il 1° premio del 54° Premio Faenza, il più prestigioso Concorso Internazionale della Ceramica d'Arte al mondo. Ecco un dettaglio dell'opera con cui ha vinto:
La particolare lavorazione della ceramica insieme alla colorazione policroma ricorda dolci e caramelle, ben si prestano quindi i titoli delle opere come:Scatoline caramellate ovvero dolci da tavola
Spumoni caldi
Cotti dentro
Dolci da muro
Gli smalti colorati sono così lucenti che fanno venire voglia di mangiare le creazioni, verde mela, giallo limone, rosa confetto e rosa spumiglia, cioccolato, rosso fragola, un vero e proprio arcobaleno di colori.
Fino al 22 novembre è aperta la 53 Esposizione Internazionale d'Arte dal titolo Fare Mondi - Making Worlds, ai Giardini, all'Arsenale, e in altri luoghi di Venezia. Per tutta Venezia quindi sono presenti padiglioni ed installazioni. Il padiglione Singapore è rappresentato dal solo artista Ming Wong 
che ha ricevuto la menzione d'onore Mondi Emergenti; così la giuria ha motivato l'assegnazione di tale menzione all'artista: "per aver esaminato la storia delle identità culturali multietniche di Singapore, vista attraverso la morte dell'industria cinematografica del paese un tempo fiorente. Le opere video di Ming Wong utilizzano forme e tecniche innovative per riflettere sul senso di vergogna ed esclusione che accompagna l'imposizione degli stereotipi razziali e sessuali". Il padiglione Singapore si trova all'interno di un palazzo del XIV secolo che si affaccia sul Canal Grande vicino al Rialto. Berlinese d'adozione, Ming Wong ha reinterpretato l'epoca d'oro del cinema di Singapore degli anni '50-'60, anni che corrispondono alla liberazione dalla dominazione britannica e all'ottenimento dell'indipendenza nel 1965, in quel periodo il cinema rappresentava il posto in cui i rapporti multietnici erano accettati.
Ming Wong è un artista che esplora le apparenze performanti del linguaggio e dell'identità attraverso la reinterpretazione del cinema nazionale.
Nella SALA 1 dal titolo Life of Imitation,
3 attori rappresentanti le 3 principali etnie: cinese, malese e indiana; recitano a turno il ruolo della madre di colore e della figlia 'bianca' in una scena del melodramma hollywoodiano di Douglas Sirk Imitation of Life del 1959 in cui la figlia rinnegava le proprie radici.
Due proiettori riflettono a ripetizione una scena 13 minuti su degli specchi ma solo dopo un po' lo spettatore capisce che gli attori non sono gli stessi del primo specchio.
Nella SALA 2 Ming Wong presenta un nuovo lavoro In Love for the Mood c'è una stessa attrice caucasica che interpreta il ruolo dei due amanti nel film di Wong Kar Wai sull'amore e sull'infedeltà ambientato a Hong Kong negli anni '60: In the Mood for Love.
Nella SALA 3 c'è un'opera del 2005, Four Malay Stories 
dove Ming Wong tenta di interpretare il suo ruolo in malese per rappresentare uno spettro di 16 personaggi, presi dai film di P. Ramlee bambino prodigio del cinema malese degli anni '60.